p 205 .

Paragrafo 6 . Nietzsche e la Russia.

     
C'  una parte della filosofia europea che trova pochissimo spazio nei
manuali  occidentali  - compreso il nostro -: si tratta  del  pensiero
russo  della fine dell'Ottocento e dei primi del Novecento. Ci  sembra
comunque  sia  importante  accennare,  come  abbiamo  fatto   per   il
marxismo,(10)7  alla discussione che il pensiero di Nietzsche  suscit
in quell'epoca tra i filosofi, gli scrittori e gli intellettuali russi
(intelligencija).
     E'  sorprendente la rapidit con cui le opere di Nietzsche furono
tradotte in russo e ancora pi sorprendente  l'ampiezza del dibattito
che esse suscitarono. E ci  evidente se si confronta la bibliografia
russa  su  Nietzsche,  ad esempio, con quella  italiana  dello  stesso
periodo.(108)
     La  Russia    una grandissima regione di confine fra  Oriente  e
Occidente  che, proprio per questa sua collocazione, ha  sempre  avuto
rapporti   ambigui  sia  con  l'Oriente  sia  con  l'Occidente:   ha
combattuto nemici che venivano da Est e nemici provenienti  da  Ovest;
ha  guardato con ammirazione alla cultura occidentale, ma l'ha  sempre
filtrata attraverso una sensibilit orientale.
     Nella  seconda  met  dell'Ottocento - come abbiamo  visto  -  la
discussione  filosofica in Russia riproduceva quella che  animava  gli
ambienti culturali (e politici) tedeschi. E proprio per questo restava
in   qualche  modo  estranea  allo  spirito  russo:  la  razionalit
scientifica del positivismo, la fiducia nel progresso e soprattutto la
certezza  del  progresso  -  che dallo  hegelismo  era  passata  nel
marxismo - contrastavano con l'aspirazione all'assoluto e all'unit di
cuore  e  ragione,  di  spirito e materia  che  alla  Russia  venivano
dall'Oriente(109)  (e  che,  tra  le  filosofie  occidentali,  nemmeno
l'idealismo estetico di Schelling riusciva a soddisfare del tutto).
     E'  in  questo  clima  culturale che  dall'Occidente  arriva  una
filosofia  completamente nuova, che mette in  discussione  in  maniera
radicale  i  fondamenti  stessi  del pensiero  occidentale:  Nietzsche
annuncia il tramonto degli idoli su cui l'Occidente aveva costruito la
propria  civilt; egli non fa parlare pi solo il Lgos,  ma  d  voce
all'istinto, al sentimento, al desiderio che agiscono nell'uomo e  che
dell'uomo costituiscono la vita.
     
     p 206 .
     
     La   filosofia   di  Nietzsche    vista  in  Russia   come   una
liberazione dagli schemi troppo rigidi e troppo stretti che fino  ad
allora  aveva  imposto la cultura occidentale, come una filosofia  che
produce  una  straordinaria liberazione di energie. Dal confronto  con
Nietzsche  gli intellettuali russi traggono la forza per dar  luogo  a
nuove  e originali posizioni filosofiche molto diverse fra loro: nasce
un  movimento  neoidealista,  si sviluppa  una  critica  durissima  al
cristianesimo;  appare il simbolismo, e anche una parte  dei  marxisti
risente dell'influenza di Nietzsche.(110)
     
I neoidealisti.
     
Nel   1902  usc  a  Mosca  un'opera  collettiva  intitolata  Problemi
dell'idealismo (Problemy idealizsma) cui collaboravano, fra gli altri,
N.  A.  Berdjaev, S. Frank, N. Losskij, S. Bulgakov,  L.  Sestov.  Il
termine  idealismo  non deve trarre in inganno:  con  esso  i  russi
indicano  una  concezione del tutto diversa da  quella  dell'idealismo
classico (greco e tedesco). I neoidealisti russi propongono in  realt
una  sintesi  fra idealismo e materialismo (non a caso  S.  Frank(111)
chiama    la    propria   filosofia   ideal-realismo).   L'idealismo
tradizionale  pone  la  superiorit  della  realt  spirituale  (idea)
rispetto  al  mondo  fisico,  o  riconduce  quest'ultimo  alla  realt
dell'idea; il materialismo - come si sa - afferma che l'unica realt 
quella  del  mondo  fisico, e i fatti spirituali o sono  riconducibili
alla  materia  o  sono pure e semplici illusioni. Per  i  neoidealisti
russi  la  realt   strutturata su tre livelli: il mondo  fisico,  il
mondo  spirituale  e  la realt inosservabile (nella  quale  il  mondo
materiale e quello spirituale sono uniti in modo misterioso).(112)
     Non    difficile  capire quanto il pensiero di  Nietzsche  abbia
potuto   influire  su  questi  filosofi  russi  proprio  per  la   sua
opposizione  a  ogni  forma  di riduzione  della  realt  agli  schemi
osservabili   dalla   razionalit  scientifica   o   dalla   ragione
filosofica.(113)
     I  neoidealisti  russi - che sono tutti ex  marxisti,  molti  dei
quali  diventeranno  cristiani ortodossi e si impegneranno  anche  nel
rinnovamento della Chiesa russa - cercano di conciliare Nietzsche  con
il   cristianesimo,  e  lo  leggono  come  un  filosofo  profondamente
religioso, la cui lotta contro la morale tradizionale,
     
     p 207 .
     
     cio  contro  il  moralismo,  animata  da  un  forte  sentimento
morale:  Nietzsche  ha  combattuto  giustamente  contro  il  moralismo
altruistico  per affermare i valori dell'io contro  lo  spirito  del
gregge, cio contro lo spirito della modernit.(114)
     Ma  anche Nietzsche ha dovuto pagare - secondo Berdjaev(115) - un
prezzo  all'Occidente, al positivismo e al materialismo: la morte  di
Dio  e  il  superuomo rappresentano una liberazione  a  met.  Come
l'uomo era per Nietzsche una corda tesa fra la scimmia e il superuomo,
cos il superuomo deve essere la via che porta dall'uomo a Dio(116).
Nietzsche  combatte il cristianesimo perch ne fraintende significato:
la  religione e la morale di Cristo non sono plebee e da schiavi, ma
nobili  e  aristocratiche; il cristianesimo    la  religione  dello
spirito forte.(117)
     Come  si  vede,  la critica nicciana al cristianesimo  non  viene
contestata  per  i  valori che essa nega e per i  princpi  che  vuole
affermare,  ma viene contestata perch il cristianesimo non    quello
che  Nietzsche  pensa, anzi  una religione che esalta proprio  quanto
Nietzsche vuole affermare. Nietzsche  stato addirittura considerato -
con  non  poca  enfasi  -  santo protettore e padre  fondatore  della
rinascita della filosofia religiosa e morale in Russia.(118)
     
Nicciani marxisti e marxisti nicciani.
     
In  Russia,  nel  periodo a cavallo fra i due secoli, si  verifica  un
altro  fenomeno  straordinario legato al  pensiero  di  Nietzsche:  la
filosofia  nicciana  -  destinata in Occidente  a  essere  usata  come
vessillo  della  destra  fascista e quindi a essere  condannata  dalla
critica filosofica marxista del Novecento -  accolta con favore anche
negli ambienti marxisti.
     Maksim  Gor'kij(119)  -  uno dei pi  noti  scrittori  russi  fra
Ottocento e Novecento - non ebbe certo una formazione marxista  (anzi,
quando nel 1898
     
     p 208 .
     
     furono  pubblicati i suoi primi due volumi di racconti, i critici
bollarono lo scrittore ancora sconosciuto con l'epiteto di nicciano,
che  negli ambienti intellettuali ufficiali e conformisti era sinonimo
di immorale e nichilista).(120) Gor'kij conosceva, fino dagli anni
della  sua  formazione, le teorie socialiste di Marx, ma -  come  dice
egli  stesso nell'opera autobiografica Le mie universit - esse  erano
troppo   impersonali   e   impregnate   di   determinismo.(121)    Gli
intellettuali  russi  -  compresi  gli  intellettuali  di  sinistra  -
apparivano   a   Gor'kij   deboli  e  passivi;  dall'insegnamento   di
Zarathustra,  invece,  emergeva  la spinta  ad  essere  coraggiosi,  a
combattere  contro  la  razionalit  positivista  che  alla  fine  del
diciannovesimo  secolo  si  andava  affermando  anche  in  Russia,   a
confidare  solo  sull'individuo come artefice  dell'unico  cambiamento
possibile:  prima  di  tutto in campo morale,  ma  anche  sul  piano
sociale  e  politico.  Gli eroi delle opere di  Gor'kij  sono  ribelli
individualisti che abbandonano la vita delle citt e vivono a  stretto
contatto  con  la  natura,  disposti al sacrificio  per  difendere  la
propria indipendenza e la propria libert.(122)
     Mentre   la  maggior  parte  della  critica  si  accaniva  contro
Gor'kij, profeta di un pericolosissimo amoralismo nicciano, i marxisti
russi,   ignorando  il  suo  legame  con  Nietzsche,  cominciarono   a
considerarlo  la  voce autentica e spontanea del popolo  russo,  che
esprimeva   l'anima   delle  masse  lavoratrici   e   l'anima   del
sottoproletariato.   Non   solo  per  questi   apprezzamenti   (anche
intellettuali non marxisti riconoscevano il valore di Gor'kij, e  anzi
accettavano  nelle  sue opere il niccianesimo che non  accettavano  in
Nietzsche), ma anche per un ripensamento sul ruolo degli intellettuali
-  ai  quali  riconosceva ora una possibile funzione  nel  cambiamento
delle  condizioni  umane -, Maksim Gor'kij nel  1898  si  avvicin  al
marxismo,  e  nel  1904  ader alla frazione  bolscevica  del  Partito
Socialdemocratico.  La  nuova speranza nel ruolo  che  avrebbe  potuto
svolgere la classe operaia russa si riflette nelle opere di Gor'kij di
questo  periodo  (fra  le quali spicca La madre,  del  1907),  ma  non
cancella  in  lui l'originaria filosofia nicciana e anzi lo  spinge  a
tentare, insieme ad A. V. Lunacarskij,(123) la
     
     p 209 .
     
     costruzione  di  una scuola per i figli dei lavoratori  russi  in
Italia, con lo scopo di creare il nuovo Uomo-dio(124).
     Anche  la  collaborazione con Lenin e con Stalin - nonostante  la
sua  non  accettazione dell'idea che l'individuo debba  piegarsi  alla
collettivit  - si pu spiegare con la convinzione nicciana  che  il
popolo russo avesse bisogno di capi forti.
     A.  V.  Lunacarskij, collaboratore di Lenin a partire dal  1904,
fu,  nel gruppo dirigente bolscevico, uno dei membri pi influenti sul
piano  ideologico.  Dal 1917 al 1929 fece parte del governo  sovietico
della  Repubblica russa con responsabilit per l'educazione e  per  le
attivit artistiche.
     Formatosi  -  come  molti intellettuali della sua  generazione  -
oltre  che sui testi di Marx, su quelli dei pi importanti positivisti
(Mill, Spencer, Darwin) che, legalmente o illegalmente, giungevano  in
Russia,   Lunacarskij,  nel  dibattito  che  animava   il   movimento
socialista  russo,(125) prese posizione sia contro i seguaci  di  Ptr
Struve  sia  contro  quelli di Plechanov:(126) le  argomentazioni  che
addusse (il recupero dell'etica kantiana contro la morale marxista  da
parte  dei  primi,  l'obiettivismo scolastico e  il  determinismo  dei
secondi) denunciano l'influenza di letture nicciane.(127)
     Lunacarskij  rifiuta  l'altruismo,  implicito  nel  marxismo  (i
sacrifici  di  una  generazione per il  bene  di  quella  successiva),
rifiuta  ogni  motivazione  morale per  l'azione.  Nel  1903  egli  si
domanda:  Dimmi,  che cosa se ne fa un artista dell'altruismo?  [...]
Egli  lavora  innanzi tutto per sentire la sua propria forza,  per  la
libert  del suo genio creativo. Pu l'attivista politico svolgere  il
proprio  intervento sociale nello stesso modo?(128).  La  risposta  
affermativa:  l'individualismo del militante  nel  suo  intervento  al
servizio  della  trasformazione sociale non contraddice l'insegnamento
di Marx.
     Laddove,  invece,  la  distanza  fra  Marx  e  Nietzsche   appare
insuperabile  nella concezione della storia: Marx ha posto come primo
motore  della storia le masse invincibili; Nietzsche un eroe solitario
e   vulnerabile.   E   a   questo  proposito   Lunacarskij   rinuncia
all'individualismo elitario di Nietzsche: del filosofo tedesco -  egli
scrive  -  si pu accettare l'affermazione del diritto alla  completa
autodeterminazione,  l'ammirevole  sfida  alla  societ  e   ai   suoi
pilastri,  l'enfatizzazione del diritto dell'individuo a perfezionarsi
e  a  vivere una vita felice e creativa, ma  invece da rifiutare  il
suo   atteggiamento   aristocratico  (Nietzsche      un   amoralista
aristocratico),  per  il  quale si ritiene  giusto  che  migliaia  di
persone vivano un'esistenza servile per consentire a un solo genio  di
raggiungere il cielo. Io - conclude Lunacarskij - sono un amoralista
democratico: e bisogna
     
     p 210 .
     
     convincere  gli  aristocratici  come  Nietzsche  che  un   ordine
democratico  pi utile per soddisfare le aspirazioni di un  individuo
eccezionale.(129)
     Come  si  vede, l'atteggiamento di Lunacarskij non  diverso  da
quello  di  Berdjaev: la conciliazione del pensiero  nicciano  con  il
cristianesimo o con il marxismo non porta alla negazione dei  princpi
sostenuti  da  Nietzsche, ma anzi alla loro accettazione, accompagnata
dalla  certezza che, rispettivamente, il cristianesimo e  il  marxismo
rappresentino proprio l'attuazione di quei princpi.
